SWEET BUTTERMILK PIE, ovvero Crostata americana al latticello per il Club del 27

Le mie papille sono in festa.
Ilaria ci ha proposto per il Club del 27 di maggio una selezione di “pies” americane, e più precisamente della tradizione degli Stati del Sud, cucina che sta tornando di moda alla grande in questo periodo.
Ho scelto questa “Buttermilk Pie”, che vi presento qui in tutto il suo splendore e bontà, parente prossima della Tarte à la Bouille, una crostata alla crema della cucina cajun della Lousiana.
Buona da morire.
Ho paura di farmela fuori da solo.
In questi tempi di pandemia, bisogna stare molto attenti alla linea (in realtà, l’argomento mi interessa poco… ci rido su!)

Forse non tutti sanno che l’etimologia della parola “pie” potrebbe derivare da “magpie”, la gazza. A quanto pare, in una ricetta del 1450, le torte del periodo contenevano molte diverse carni animali, tra cui polli, corvi, piccioni e conigli, oltre a tuorli d’uovo sodo, datteri, uva passa e prugne secche. E chi più ne ha più ne metta. Segno di una certa abbondanza.

I Padri Pellegrini portarono negli States l’idea culinaria della “pie” ripiena di ogni ben di Dio, adattandola al Nuovo Mondo.
Mele, zucche e rabarbaro si univano alle esperienza migratorie di altri popoli.
Gli immigrati svedesi vi portarono ricette tipiche come la torta salata di pesce e la torta di frutti di bosco; gli immigrati finlandesi – pasticci di verdure e torte di carne. Le torte di melassa divennero molto popolari quando cominciò il fiorente commercio di rum e schiavi con le Isole dei Caraibi; nel sud invece gli afro-americani diffusero delle torte con patate dolci, a causa della diffusa disponibilità di questo tipo di patata che nascondevano o immagazzinavano vicino alle loro abitazioni.

Si conferma, ancora una volta, che l’alimentazione è migrazione, scambio, patrimonio, cultura insomma.

Ingredienti per 8 persone
Piatto in ceramica dal diametro di 22 cm.

Per la frolla
152 g di farina 00
113 g di burro freddo, tagliato a dadi
¼ cucchiaino di sale da tavola
Da 4 a 5 cucchiai di acqua ghiacciata

In una ciotola unire la farina, il burro e il sale e procedendo con un robot da cucina oppure con le mani ottenere un composto che ricordi il crumble, sbriciolato, che abbia l’apparenza di piselli piccoli. Spruzzarvi sopra dell’acqua ghiacciata, 1 cucchiaio alla volta; mescolare con una forchetta fino a quando gli ingredienti asciutti non sono inumiditi. Formare una palla, frenandosi dalla tentazione di aggiungere più farina; coprire e raffreddare per almeno 30 minuti in frigorifero.
Dopo il riposo dell’impasto preriscaldare il forno a 220°. Lavorando con il matterello su una superficie leggermente infarinata, ottenere un cerchio di impasto che sia leggermente superiore al diametro della teglia in ceramica o del piatto che utilizzeremo (22 cm, in questo caso). Arrotolare l’impasto sul matterello e poi coprire il piatto; piegare i bordi sotto per ottenere una rifinitura uniforme.
Coprire l’impasto con un foglio di alluminio e riempire con pesi per torte o fagioli secchi. Cuocere in forno a 220° per 15 minuti. Dopo questo periodo, rimuovere il foglio con i pesi e cuocere ancora per altri 5-10 minuti o comunque fino a che sia ben dorato (nel mio forno ho avuto bisogno di 15 minuti in totale). Far raffreddare completamente.

Intanto prepariamo la crema per il ripieno.

200 g di zucchero semolato
20 g di farina 00 (cioè 2 ½ cucchiai)
4 uova grandi
240 g di latticello
43 g di burro sciolto e fatto raffreddare
1 cucchiaino di scorza di limone
1 cucchiaio del succo di limone appena spremuto
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Panna montata, per servire

Dopo aver preparato la base, ridurre la temperatura del forno a 180°.
Con una frusta sbattere insieme zucchero e farina in una ciotola capiente. Aggiungere le uova, uno alla volta, sbattendo fino a quando non vengono ben incorporate dopo ogni aggiunta. Aggiungere il latticello, il burro, il limone (scorza e succo) e l’estratto di vaniglia. Versare con attenzione nella base preparata.
Cuocere per 35 minuti circa (ho avuto bisogno di 40 min) o fino a quando il centro non risulti troppo “mobile”. Servire tiepido o freddo, e, se volete, con panna montata.

NOTE

Hanno proprio ragione gli americani degli Stati del Sud a dire che questa torta ha superato la prova del tempo. Dolce e leggermente pungente, è una torta perfettamente equilibrata tra il morbido sapore del latticello e del limone che la aromatizza, e la quantità di zuccheri che li avvolge delicatamente.
La crema sembra quella di un lemon curd.
Me n’è avanzata un po’. L’ho mangiata, con un po’ di rimorso, a dire il vero, come se fosse nutella bianca.
La torta è una delizia.
Ci si perde un paio d’ore, ma ne vale la pena.
La mia tessera n. 85 ringrazia per l’invito e la partecipazione.

24 thoughts

  1. Pure io sono molto attenta alla linea: quella rotonda, che mi sono avviata a coltivare durante questo periodo di blocco forzato. E io di sicuro tutti i dolci che ho fatto in questo periodo me li sono mangiati tutti da sola. Ne uscirò rotolando, lo so, ma già il fatto di uscirne non è poco.
    Amo il latticello e mi attira questa pie: sto pensando di provare piano piano tutte quelle del libro o quasi, da tanto mi hanno stuzzicato il palato e la fantasia.
    Grazie per la storia delle pie, che non conoscevo, e un abbraccio!

  2. Primo grazie per la storia sull’origine delle pies, non la conoscevo e si impara sempre qualcosa. Secondo grazie per aver provato questa ricetta, già messa nella to-do-list, perchè mi affascina la crema al latticello 😉

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