BLANCAMANGER – IANCUMANCIARI – BUDINO DI LATTE ALLA SICILIANA

BLANCAMANGER – IANCUMANCIARI – BUDINO DI LATTE ALLA SICILIANA

Le mie due nonne mi viziavano, da bambino, in modo diverso. Una con una semplicissima tazza di latte vaccino, con le croste di pane raffermo, una bontà dell’altro mondo. L’altra, quando sapeva che sarai andato a trovarla, mi preparava frutta già tagliata fresca, cioccolatini e caramelline, e questa ricetta, della tipica tradizione siciliana: il “biancomangiare”, o in siciliano, e come mia nonna lo chiamava “u iancumanciari”.

Non so se vi ricordate, ma anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa lo cita nel suo capolavoro, “Il Gattopardo”, quando il Principe Fabrizio, nel celebre ballo, si siede al tavolo per dialogare con gli amici e contemporaneamente gustare “u iancumanciari”, evidentemente molto diffuso persino nelle case nobiliari siciliane.

È anche un piatto “politico”… La potente Matilde di Canossa, infatti, lo propose durante un banchetto raffinato per far riappacificare Papa Gregorio VII con l’Imperatore Enrico IV, nel 1077, in piena lotta tra la Chiesa ed il Sacro Romano Impero. E il “biancomangiare” ci riuscì!

Bene… vi confesso che le mie nonne ogni tanto dialogavano animosamente tra di loro. Neanche “u iancumanciari ci potti”… hahahaha.

Grazie a Patty che me l’ha suggerito, propongo questa ricetta per il contest di #lenonnedituriddu che ha avuto la bellissima idea di raccogliere storie e ricette delle nostre nonne. È un bel modo per ricordarle, anche qui dal Brasile, e serbarne il gusto nella scrittura e nelle pietanze, ora che cucinano in altro emisfero, in altro cielo.


Dolce di origine povera e casalinga, davvero semplicissimo, che si prepara in pochi minuti, è un correlativo oggettivo della (mia) memoria infantile.
Ma il titolo denuncia un’origine francese. E anche araba (ricordate il “muhallabi”?). Sembra che sia arrivato in Sicilia attorno al XII secolo; se ne parla già in antichi e classici ricettari (per esempio, Pellegrino Artusi lo annovera nella sua opera “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”), e si offriva nelle belle ciotole di terracotta decorate, tipiche di Caltagirone.
Inizialmente si usava come crema o gelatina per arricchire carni di pollo o di tacchino (con lardo, zucchero, mandorle e/o cannella), tutti ingredienti che dovevano essere rigorosamente ”su tonalità bianca”, per non deturpare l’idea del “blanc-à-manger”, appunto.

Durante la Quaresima, si sostituiva la carne bianca con il pesce. Dal Seicento in avanti il “biancomangiare” cominciò a trasformarsi fino a diventare il dolce al cucchiaio di oggi.


La semplicità è la carta vincente di questo dolce. La mia unica variazione è stato riproporlo con l’essenza di nocciole che dá un sapore che si completa nel palato e lo rende un pochino più originale. Potete farlo anche con il latte di mandorle. Ma che sia quello siciliano, quello vero, e non quello che mi si propina in queste latitudini del mondo.

Ingredienti per 4 stampini da crème caramel

Mezzo litro di Latte intero vaccino o Latte di mandorle

100 g Zucchero
50 g Amido di mais (maizena)

1/4 Scorza di limone biologico

1 bustina di vanillina o aroma di mandorle o di nocciole (ho usato quello di nocciole!)

Come si fa

Mettere 350 ml del latte previsto in un tegame dal fondo spesso, assieme allo zucchero, alla vanillina (o all’aroma prescelto – mandorle o nocciole) e alla scorza di limone, senza intaccare la parte bianca che risulta amara. Portare a ebollizione a fuoco dolce. Nel frattempo sciogliere l’amido nel latte freddo rimasto (150 ml), mescolando con un cucchiaino finché non si sarà sciolta del tutto. Appena il latte comincia a bollire, versarvi la maizena sciolta nel latte freddo, eliminare la scorza di limone e iniziare a mescolare. Cuocere ancora per 4-5 minuti, sempre a fuoco dolce, mescolando costantemente affinché non si formino grumi. Quando il composto si sarà addensato assumendo l’aspetto di una besciamella, spegnere il fuoco. Suddividere il biancomangiare in 4 stampini da crème caramel. Far raffreddare prima a temperatura ambiente, poi far riposare in frigorifero per 3-4 ore almeno.
Una volta sufficientemente rassodato, capovolgere gli stampini sul piatto di portata e sformarli delicatamente. Si può anche optare per lasciarli direttamente negli stampini. Decorare, se lo si vuole, con una spolverata di cannella, e con mandorle o noci o nocciole, o pistacchi, tritati finemente. Oppure mangiare con dei biscotti secchi, meglio ancora se sminuzzati. Una volta freddo, si sforma proprio come un budino o una panna cotta, ma rispetto a quest’ultima ha una consistenza più morbida e meno gelatinosa.

PS Usate, se potete, l’aroma o l’essenza di nocciole: rende il dolce un po’ più originale e dal gusto estremamente avvolgente e delicato al tempo stesso.

2 thoughts

  1. Ciao Biagio, mi hai riportato alla mente un Biancomangiare che ho realizzato qualche tempo fa e di cui non sono rimasta particolarmente soddisfatta, perché non sono riuscita ad ottenere la consistenza che speravo. È ora di riprovarci!!!!

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