“PISCIOTTA”, UN PLUMCAKE ALL’OLIO D’OLIVA E LE LEGGENDE EVO…

Questo post si divide in due parti.
La prima è un grazie di cuore a tutti coloro che ieri mi hanno orientato nell’oscuro labirinto delle reti social, specialmente di Instagram.
La seconda parte è che sto imparando a centellinare i miei hashtags, e mi piace usare uno dei miei preferiti, il #plumcakemonamour, con le amiche @marzucca @giovanna_teresi e @cortomaldestro, che oggi parla di letteratura. Per questo motivo ho scelto un plumcake sorprendente e saporita che utilizza, tra gli ingredienti, l’olio d’oliva. E, lo dico subito, è una delizia, di grande finezza al palato.
Anche se cantato da Omero nell’Iliade e nell’Odissea, l’olio di oliva a me ricorda sempre un’immagine di mio nonno pestando allegramente le olive nel frantoio del paesello. Un’immagine mitica, come le storie letterarie che accompagnano la nascita dell’olivo e del suo olio.
Fin dall’antichità, infatti, l’olivo è stata venerato dapprima per connotazioni religiose e mitologiche, e in seguito per le sue qualità alimentari e salutari.
Secondo un mito greco, si racconta che Poseidone ed Atena, che si disputavano la sovranità dell’Attica, si sfidarono a chi avesse offerto il più bel dono al popolo. Poseidone “inventò” un cavallo imbattibile nelle battaglie; Atena, invece, colpendo la roccia con la sua lancia, fece nascere dalla terra il primo albero di olivo per illuminare la notte, per mendicare le ferite e per offrire nutrimento alla popolazione. Zeus scelse “l’invenzione” più pacifica, quella di Atena, che divenne la dea della città.
L’olivo da sempre è pianta sacra in Sicilia. Primi tra tutti, furono i Sicelioti, i greci di Sicilia , a diffondere il culto e la coltivazione. Secondo un’altra leggenda, raccontata, stavolta, da Plinio e da Cicerone, sarebbe stato Aristeo, un ateniese, a insegnare, per primo, agli antichi siciliani come estrarre l’olio, inventando “u trappitu” (chi è siciliano sa di cosa parlo).
Questo plumcake è, come dicevo, all’olio di oliva. La texture è unica. Il sapore intenso ma non troppo. Dolce senza fronzoli. Per una colazione tranquilla, in pace con sé e col mondo. Si chiama “Pisciotta”, un nome un po’ bizzarro, certo. Viene da un libro sulla cucina italiana di Marcella Hazan, “Essentials of Italian Cooking”, dove ci sono poche ricette dolci, e la maggior parte sembra un omaggio alla cucina manierista: dolci rococò con assemblaggi di mille ripieni, torri di zucchero e frutta. Questa è veramente un’eccezione. Oltre all’olio d’oliva, ci va del Marsala. Se non ce l’avete, usate dell’altro liquore (Porto, Grand Marnier, Cointreau, magari anche Limoncello).

Ingredienti per uno stampo da plumcake da 22 cm circa

2 uova
130 g di zucchero semolato
sale qb
scorza di 1 limone (di Tahiti o siciliano), senza la parte bianca per evitare l’amaro
120 ml di Marsala (o altro vino liquoroso o liquore)
125 ml di latte
160 ml di olio extravergine di oliva (per un gusto meno piccante, usate dell’olio non “e.v.o.”), più un po’ di più per ungere lo stampo
1 cucchiaio di lievito in polvere (circa 7-8 g)
180 g di farina 00

Metodo

1 Preriscaldare il forno a 180°C.

2 In una planetaria sbattete le uova con lo zucchero, fino a quando non saranno chiare e spumose (il segreto è montare molto a lungo le uova per 10 minuti circa, o anche di più). Aggiungere la scorza di limone grattugiata, il sale, il Marsala, il latte e l’olio d’oliva.

2 In un contenitore a parte, mescolate il lievito con la farina (meglio se prima setacciata). Uniteli agli altri ingredienti con il mixer spento, con delicatezza, per non far troppo smontare il composto, e mescolate bene.

3 Ungete uno stampo da plumcake con un sottile strato di olio d’oliva, sui lati e sul fondo. Distribuire l’impasto nello stampo e infornare per 50 minuti circa.

4 Lasciare raffreddare la torta per circa 10 minuti, staccandola poi magari con l’aiuto di un coltello, capovolgerla, sformarla e metterla su una gratella fino a quando non raggiunge la temperatura ambiente. Gustatela senz’aggiunta di altro. Buona degustazione.

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