LA GALETTE PÉROUGIENNE E L’IMPORTANZA DISCRETA DELLE DIFFERENZE

Certo, non è proprio un bel periodo. Non so se arrivano anche oltreoceano le tristi notizie del paese meraviglioso in cui vivo, ormai al collasso sanitario (e non solo). Pasqua è stato l’apice. A un certo punto ti manca tutto. Ma dobbiamo andare avanti. È proprio l’esigenza della vita.
Sto leggendo (anzi, a dire il vero, ascoltando… ho il cartaceo, ma sto seguendo un audiolibro) “Il sistema periodico”, di Primo Levi, uno che di “andare avanti” ha fatto una propria bandiera esistenziale. È una raccolta di racconti, stupenda, dove ogni testo reca il nome di un elemento della famosa tavola chimica di Mendeleev. Ve la ricordate? I temi sono numerosi, incentrati sulla vita professionale (Primo Levi era un chimico) e tutti narrati secondo una atmosfera autobiografica. Mi sta piacendo moltissimo. Mancano solo due racconti alla fine. In uno dei più belli, chiamato “Potassio”, si legge: “Le differenze possono essere piccole, ma portare a conseguenze radicalmente diverse, come gli aghi degli scambi; il mestiere del chimico consiste in buona parte nel guardarsi da queste differenze, nel conoscerle da vicino, nel prevederne gli effetti. Non solo il mestiere del chimico.” Mi sembra che in questo periodo, le differenze (i piccoli gesti quotidiani che prima passavano quasi inosservati) fanno “la differenza”.
Vi lascio questa meravigliosa galette, una specialità della città medievale di Pérouges, vicino a Lione, fatta con una pasta brioche lievitata al limone, cosparsa di una generosa quantità di zucchero, cosparsa di burro e cotta in un forno molto caldo. Lo zucchero caramella e ogni boccone è una vera delizia. Si dice che sia un dolce che risale all’epoca medievale. Mi ha rianimato cucinarla, questa galette. Autentica e semplice nel gusto, esattamente quello che ci vuole per ora, senza troppe chiacchiere, o fronzoli.

La ricetta è tratta da Mimi Thorisson. “A Kitchen in France”, Clarkson Potter, 2014.

Ingredienti per 4 per 6 persone

2 cucchiaini di lievito secco attivo
80 ml di acqua tiepida
180 g di burro non salato, più dell’altro per la ciotola (a temperatura ambiente)
1 uovo grande
La scorza grattugiata di 1 limone
Un pizzico di sale marino fino
100 g di zucchero semolato
160 g di farina 00, setacciata, più dell’altra per l’impasto

Metodo

Mescolare il lievito nell’acqua tiepida in una tazza piccola. Mettere da parte per 5 minuti per far sciogliere il lievito.
In una ciotola grande, mescola 120 g di burro con l’uovo, la scorza di limone, il sale e 2 cucchiai di zucchero. Aggiungete il composto di lievito e poi unite gradualmente la farina, mescolando con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico.
Formare una palla con l’impasto, metterla in una ciotola imburrata, coprire con un panno umido e lasciare lievitare in un luogo caldo fino al raddoppio delle dimensioni, almeno 2 ore.

Preriscaldare il forno a 230 ° C. Foderare una leccarda con carta da forno.
Su una superficie, rivestita di carta da forno, stendere l’impasto in un cerchio di 23 cm e dallo spessore di circa 1 cm. Premere sui bordi per creare un bordo rialzato di 1 cm di larghezza. Cospargere i restanti 75 g di zucchero sull’impasto e i restanti 60 g di burro.
Trasferire nella teglia e cuocere fino a quando non sarà dorato e caramellato, 15 minuti. Lasciare raffreddare per 5 minuti e servire caldo.

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