Pollo fritto tropicale con salse agrodolci al mango, papaya e miele (per il Club del 27)

Ma fai sempre e solo dolci ? questa è la domanda, un po’ tediosa, che mi si pone spesso. Beh, no. Devo mangiare… e non solo zuccheri… altrimenti la glicemia e altri acciacchi si farebbero sentire, ahimè, anzi tempo…

Poi arriva il Club del 27, a cui partecipo fieramente con la tessera n. 85.

Propongono, anzi “ripropongono” la sfida del Pollo fritto.

Fritto in casa mia ? MAI.

E invece eccomi qua. E ci partecipo, con gioia!
Cosa non si farebbe per il Club del 27 !

Guardate che bello!

(Banner)

Ho scelto una ricetta strepitosa, quella di “Burro e Miele”, che mi ha colpito per l’assoluta originalità. Un pollo fritto stile tropicale con tanto di scienza in cucina. Ho imparato un sacco di cose nuove, sono rimasto tre ore in cucina, ma il risultato è impressionantemente buono.

POLLO FRITTO TROPICALE

6 cosce con la pelle

2 sovracosce con la pelle

(entrambe di pollo allevato a terra)

Per la Marinatura

1 piccola papaya verde

acqua quanto basta da sommergere il pollo

Per la panatura

farina, quanto basta

2 uova

sale

100 g di panko

40 g di cocco grattugiato disseccato

80 g di anacardi freschi, crudi e al naturale

Olio extra vergine di cocco per friggere.

Procedimento con piccole note di scienza culinaria

(le note non sono mie, ma di Eleonora Colagrosso, del blog citato prima, “Burro e Miele”. Le ho testate e verificate sulle mie papille… !)

Per prima cosa, marinare il pollo.

Invece del solito latte, latticello e latticini vari, la proposta è una marinatura a base di papaya. Papaya???!!! Si, avete letto benissimo. Non c’è bisogno di strabuzzare gli occhi.

Pare che l’enzima della papaya, la “papaina”, attacca le proteine delle carni, denaturandole e ammorbidendole, ed è molto più concentrate nella papaya verde, e soprattutto nella buccia.

Ora, la papaína si comincia ad attivare a una temperatura di 50°C e smette di funzionare a circa 80°C. Questo vuol dire che non funziona solo mettendola in frigo, come si usa normalmente per le marinature acide.

Perciò, si frulla la papaya verde, privata dei semi, ma con la buccia, con abbastanza acqua da poterci sommergere i pezzi di pollo.

Intanto, procurare dei tagli profondi ai pezzi di pollo.

Poi mettere il pollo nella marinatura fino a coprirlo, in un recipiente di vetro temperato con coperchio. Inserirlo nel forno freddo, acceso a 175°C e dopo 20 minuti, abbassare la temperatura a 95°C. Dopo mezz’ora, abbassare ancora a 70°C. Dopo 10 minuti, abbassare nuovamente la temperatura del forno a 60°, controllando la consistenza del pollo ogni quarto d’ora.

La mia marinatura fa effetto dopo circa un’ora e mezza.

Mettere il pollo su una reticola a sgocciolare bene.

Asciugatelo con uno strofinaccio pulito o con della carta assorbente da cucina.

Questo aiuterà a che la panatura aderisca meglio.

Intanto, riducete gli anacardi (che qui si chiamano con una parola molto “luminosa” e sonora, “castanhas de cajú”) alla stessa consistenza del panko o del cocco (più o meno…). Mescolateli al panko e al cocco. Sbattete le uova, con poco sale.

Passare il pollo prima nella farina, eliminare l’eccesso e poi immergetelo nell’uovo sbattuto. Poi, passarlo nella panatura. Adagiare mano a mano i pezzi panati in un piatto.

A questo punto, si può friggere!

Abbiamo un olio extra vergine di cocco, che ha la consistenza del burro. In una pentola a bordi alti, ho messo dell’olio di cocco, per essere in tema tropicale, come suggerito da Eleonora, circa 400 ml, a sufficienza per una frittura profonda.

Ho fritto tre pezzi alla volta fino a doratura.

L’olio di cocco mi ha riservato molte piacevoli sorprese.

La prima è, in verità, a onor del pollo: infatti, il pollo appena immerso frigge formando molte bolle grandi e man mano che si frigge, le bolle diminuiscono.

La seconda sorpresa è che, udite udite!, l’olio di cocco non ha lasciato nella mia cucina il puzzo di frittura tipico di tutti gli olii di semi! Oh gioia, oh giubilo!

Far friggere per circa 6/8 minuti di cottura.

È il tempo sufficiente perché il pollo sia fritto all’esterno e tenero all’interno.

Finalmente, scolarlo dall’olio ed appoggiarlo su un piatto con la carta assorbente.

Mentre il resto del pollo frigge, tenere il resto delle cosce e sovracosce al caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, su una teglia o placca da forno.

Il pollo fritto da solo è un alimento che soffre di solitudine…

Allora perché non preparare due salse a base di frutta tropicale, come da blog?

Eccole qua: una al mango, cruda; l’altra alla papaya, questa volta, matura, cotta.

Salsa al Mango e Miele

1 mango grande maturo, sbucciato e tagliato a cubetti

2 cucchiai di miele di litchi (io di eucalipto)

1 cucchiaio di succo di lime

1/2 cucchiaio di aceto di mango (io di mele)*

1 spicchio d’aglio, pelato e schiacciato

1 cipollotto fresco, tritato grossolanamente

un pizzico di peperoncino

Mettere tutti gli ingredienti in un frullatore e frullare fino ad ottenere una consistenza liscia e cremosa. Aggiungere un po’ di peperoncino in più, se lo si preferisce più piccante.

Servire a temperatura ambiente.

Salsa agrodolce alla papaya

1 cucchiaio di olio di cocco

1 cipolla, finemente tritata

3 cucchiai di zucchero di cocco (io, zucchero muscovado)

1/2 peperoncino verde, senza semi e senza parte bianca interna, tritato

la buccia e il succo di 1 lime

la buccia e il succo di 1 limone

200 ml d’acqua

3 cucchiai di aceto di cocco (io, di mele)

400 g di papaya matura, tagliata a cubetti

sale, al gusto

Scaldare l’olio e soffriggere la cipolla, fino a farla diventare traslucida. Aggiungere il peperoncino, le bucce di lime e limone e lo zucchero. Cuocere a fuoco medio fino a far dissolvere lo zucchero. Aggiungere subito il succo di limone, di lime, l’aceto e l’acqua.

Portare a bollore.

Aggiungere la papaya e un po’ di sale. Portare di nuovo a bollore, poi abbassare la fiamma e lasciare cuocere a fuoco lento per 15-20 minuti, finché la papaya sarà ben morbida. Spegnere il fuoco e lasciar raffreddare. Frullare il tutto, fino ad ottenere un risultato liscio e cremoso. Aggiungere altro sale, se ritenete necessario. Servire tiepida o a temperatura ambiente.

*Tutte le piccole variazioni sono state fatte d’accordo con le sostituzioni suggerite da Eleonora

Ho sporcato quasi tutte le pentole e pentoline a mia disposizione, ma sono felice. E anche i miei ospiti lo sono stati!

E questa volta, vi dico in portoghese: “aproveitem!” o ancora meglio, “bom apetite!”.

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